Le incognite del day-after
Stefano Consiglio e Marco D'Isanto - Corriere del Mezzogiorno
Questo dolore un giorno ti sarà utile è il titolo di un bellissimo libro scritto da Peter Cameron, la cui lettura in questi giorni drammatici andrebbe recuperata.
Nel libro, la nonna del protagonista, il giovane solitario James, figura eterodossa e al tempo stesso poetica, svela la traccia narrativa dell’intera opera: il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele ma pur sempre un dono. E sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore.
Questo carico di dolore che in questi giorni l’epidemia da Coronavirus ha introdotto nella vostra vita sociale non può farci dimenticare alcune cose.
Non c’è dubbio che tutti gli sforzi delle autorità pubbliche debbano essere concentrati nel tentativo di contenimento della diffusione del virus e lo straordinario impegno profuso dai medici e dal personale sanitario va solo sostenuto e rinforzato il più possibile, ma allo stesso tempo non possiamo perdere di vista che la nostra società non è un blocco monolitico e le stesse misure applicate su ambienti economici e sociali diversi producono effetti molto differenziati tra loro.
Nelle prime settimane è prevalsa l’esigenza di distanziare socialmente le persone per evitare il contagio e questo costringe una buona parte della popolazione a stare tra le proprie mura. Le librerie, le attività culturali, di assistenza sociale, pedagogiche, di cura delle persone sono state sospese.
Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 marzo ha sospeso anche l’attività dei centri socio-assistenziali, socio-educativo e sociosanitario per persone con disabilità. La chiusura è chiaramente motivata dalla difficoltà di rispettare le regole di distanziamento sociale.
In questo delicatissimo momento non possiamo però perdere di vista che abbiamo bisogno di ricostruire sin da subito una protezione per gli ambiti più fragili della nostra società e della nostra economia.
Se la cultura ne uscisse profondamente indebolita, se le attività sociali, che nel Mezzogiorno costituiscono una preziosissima risorsa per le fasce più fragili della nostra comunità, ne uscissero ridimensionate, se le persone, spesso precari, che lavorano in questi ambiti fossero esposti più di altri alla pesante situazione economica che si sta delineando nel paese e nei nostri territori, il paese ne uscirebbe decisamente più abbrutito.
La serrata della cultura e delle attività di protezione sociale, per quanto comprensibile, deve essere accompagnata, soprattutto nei territori in cui si vive già una emergenza sociale, da un potenziamento di tutte le possibilità di interazione, che riducono l’isolamento degli ambienti più fragili.
Iniziamo dalla scuola. In questi giorni migliaia di insegnanti stanno compiendo un grande atto di generosità nei confronti del paese e tra mille difficoltà, dovute anche all’assenza di infrastrutture digitali avanzate, soprattutto nel Mezzogiorno, stanno cercando, con la didattica a distanza e con soluzioni, spesso molto creative, di non spezzare il rapporto con i ragazzi, raccogliendo anche le ansie e le paure delle giovani generazioni.
Molte di queste scuole avevano avviato progetti speciali nell’arte, nella musica, nel teatro, nella cittadinanza. Non possiamo disperderli e non possiamo consentire che molte delle valorose organizzazioni che lavorano per la realizzazione di questi progetti restino all’improvviso a secco di risorse dalle quali dipendono i loro piccoli budget.
Basta poco per riattivare, con modalità nuove, anche a distanza, progetti di questo tipo che coinvolgono i ragazzi e i loro educatori, come in parte spontaneamente sta già accadendo.
Per rendere sopportabile questo dolore non possiamo erigere solo muri, non possiamo rinunciare, soprattutto in questa fase così complessa, di avere uno sguardo lucido sulle realtà più difficili del paese. Nel Mezzogiorno in particolare, questo fardello che la natura ci ha imposto, ricordandoci che il rapporto dell’uomo con il suo ambiente non può mai essere così fortemente prevaricato, rischia di sovrapporsi alle tante e diversificate forme di disagio sociale. Ricordiamoci che i momenti brutti, possono essere un dono, per quanto crudele, solo se non lasciano ferite non rimarginabili. Ricordiamocene, prima che sia troppo tardi.



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