05 settembre 2026   Notizie

Angelo Vassallo, 16 anni dopo. Un altro Sud è ancora possibile. La lezione vera da non dimenticare

Il Denaro

Amedeo Lepore - Professore ordinario di Storia Economica - Università della Campania Luigi Vanvitelli

Quest’anno pensavo di non dover scrivere un nuovo articolo dedicato ad Angelo Vassallo, nella speranza che potesse finalmente chiudersi una vicenda che continua ad angustiare i familiari e una vasta comunità civile. In effetti, il processo sta per svolgersi, pur trattandosi di un caso complesso. A tanti anni da quell’efferato delitto, non è semplice districare i fatti, non solo per la distanza temporale, ma anche per la difficoltà di una ricostruzione resa più ardua dagli eventi. Non mi riferisco al procedimento giudiziario, che seguirà il suo corso, con l’auspicio che possa fare piena luce. Il tema che voglio affrontare riguarda piuttosto la memoria, il coraggio e la restituzione di un senso più ampio a una vita straordinaria.

In questi anni, ogni 5 settembre ho cercato di ripercorrere il significato della parabola del sindaco pescatore e, ogni volta, mi sono chiesto perché sia stata interrotta. In ogni riflessione sono emerse con evidenza le radici di una buona amministrazione e l’attività lungimirante di un uomo pubblico capace di realizzare un modello di sviluppo che ancora oggi costituisce un riferimento esemplare per il Mezzogiorno e per l’intero Paese. Sono apparsi chiari i caratteri di un legame ancestrale di Vassallo con la propria terra e la sua ostinata volontà di farla progredire, valorizzandone gli aspetti migliori. Si è percepita nitidamente la dedizione a un compito istituzionale e la fermezza nel rifiuto di lamentazioni e particolarismi, due tra i più persistenti limiti del Sud e dei meridionali. Si è delineata la solidità della barriera eretta contro la criminalità, come una scogliera frangiflutti posta a difesa di un territorio e delle persone che lo abitano. Attraverso la narrazione dell’impegno e dei risultati dell’azione del sindaco di Pollica, anche per chi non l’avesse vissuta direttamente, si è avvertita tutta l’intensità di un paradigma “cilentano”, di una lezione di grande modernità e fervore, di validità generale.

Si è detto che Angelo Vassallo avesse un carattere aspro, duro e veemente, come la macchia mediterranea dei suoi luoghi. Ma è proprio grazie a quella intransigenza che è stato possibile fronteggiare le situazioni più complicate, tutelare i diritti dei cittadini del suo territorio e far prevalere la tenacia di un’iniziativa concreta di governo. Gli aspetti individuali, ricchi della profondità, dei drammi e delle novità racchiuse nelle pieghe della storia, e il suo mondo, fatto di certezze e di una coerenza di altri tempi, sono stati spesso velati da un racconto distorto, interessato a confondere le acque. Un tentativo vano, che ha finito per rafforzare il profilo pubblico e simbolico del sindaco.

Vassallo ha incarnato un modo di intendere la politica e l’impegno istituzionale come compiti concreti, assorbenti e diuturni, volti alla risoluzione dei problemi e alla costruzione di una prospettiva di emancipazione e di crescita. Purtroppo, la diffusa refrattarietà verso questo metodo, insieme alla mancanza di una cultura pragmatica, ancorata a cambiamenti tangibili e non semplicemente proclamati, aggrava il rischio di derive regressive per una comunità e per tutto il Paese. Ma è questa la ragione per cui si è arrivati a uccidere Angelo Vassallo? Sarebbe un’interpretazione troppo banale e poco credibile. Ridurre tutto a una spiegazione minore, quasi di comodo, significherebbe eludere un interrogativo che attende ancora una risposta vera. Perché si è voluto perpetrare quest’assassinio e perché con modalità così feroci?

La memoria può aiutare a collocare questa vicenda in un retaggio segnato dalle peggiori forme di arretratezza e illegalità, che hanno convissuto – e tuttora convivono – con l’aspirazione al rinnovamento civile e al progresso economico e sociale della gran parte del Mezzogiorno e dell’Italia. La “microstoria” che si intreccia con quella generale, come nel caso di questa piccola ma emblematica realtà del Cilento, rende più netto il valore di una personalità unica come quella del sindaco pescatore. Il coraggio e la libertà, doti che certamente non mancavano ad Angelo Vassallo, devono spronare chi lo ha conosciuto, o chi ha compreso il lascito di una vita spezzata, a non voltarsi dall’altra parte e a cercare una risposta a un quesito di fondo. È lecito interrogarsi sul significato sostanziale di una vicenda che continua a interpellare la coscienza civile del Paese ed esige una spiegazione definitiva. Il riconoscimento dell’importanza assoluta di un’esperienza vera, condotta da un uomo in carne e ossa, che ha dato prova di abnegazione istituzionale e passione politica, è ciò che è ancora possibile fare, senza vanificare la speranza di un Paese degno di sé e dei suoi figli migliori. A sedici anni dalla sua uccisione, il modo più autentico per ricordare Angelo Vassallo non è alimentarne il mito, ma custodire e trasmettere il senso del suo percorso umano e amministrativo come memoria attiva. La vita non si può restituire, la verità e la storia sì.

Leggi l’articolo originale su ildenaro.it

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